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Longevo per Natura

Un vino autoctono, un territorio plurale, 400 produttori intraprendenti. Sono questi gli elementi che identificano i 23 comuni della provincia di Ancona e i 2 della provincia di Macerata che quest’anno celebrano i 50 anni della Doc "Verdicchio dei Castelli di Jesi" (1968 - 2018). 50 anni di storia, passione e unicità che hanno fatto del Verdicchio l'emblema di questa terra. Un vino unico, longevo, di grande struttura e di qualità eccelsa destinato a lasciare un segno indelebile nella storia della viticoltura italiana.

Contrassegno di Stato


Dal 1° Settembre 2020 sempre più qualità per la Doc Verdicchio dei Castelli di Jesi. Il lotto di appartenenza che ne garantisce già la tracciabilità, verrà sostituito dal Contrassegno di Stato che ne rafforzerà la trasparenza a tutela del consumatore finale.

La DOC

L’essenza di una terra

È l’oro antico eppure modernissimo delle Marche. È il verde dei suoi acini anche in piena maturazione, da cui deriva il nome. Il Verdicchio è presente sui colli della Valle Esina da tempo immemore. Il riconoscimento della Doc del 26 settembre 1968 sancì l’unicità di questo vino che oggi è il vino bianco fermo più premiato d’Italia. La Doc prevede che il Verdicchio dei Castelli di Jesi sia prodotto con uve Verdicchio almeno all’85%, coltivate in 23 comuni della provincia di Ancona e in 2 della Provincia di Macerata. La tipologia Classico è riservata ai vini prodotti nella zona più antica. Il Classico Superiore è ottenuto da vigneti in cui la resa delle uve per ettaro è inferiore. È tra i pochissimi vini bianchi ad avere anche la tipologia Riserva vista la sua straordinaria capacità di invecchiare e maturare deliziosamente, acquisendo complessità, armonia e spessore, tanto che nel 2010 ha ottenuto il riconoscimento della DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva. La tipologia Spumante è uno dei migliori e più antichi d’Italia. Ad Ubaldo Rosi va il merito di aver esportato Oltralpe, già a metà dell’Ottocento, vini spumanti di pregio. Grazie alla grande duttilità e qualità delle uve, viene declinato anche nella tipologia Passito.
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Comuni
Comuni area DOC Classico

*Arcevia (An)
Belvedere Ostrense (An)
Castelbellino (An)
Castelplanio (An)
Cupramontana (An)
Maiolati Spontini (An)
Mergo (An)
Monteroberto (An)
Montecarotto (An)
Morro d'Alba (An)
Poggio San Marcello (An)
Rosora (An)
San Marcello (An)
San Paolo di Jesi (An)
*Serra De' Conti (An)
Serra San Quirico (An)
Staffolo (An)
Apiro (Mc)
Cingoli (Mc)
Comuni area DOC

Barbara (An)
Castelleone di Suasa (An)
Corinaldo (An)
Ostra (An)
Ostra Vetere (An)
Senigallia (An)

* Comuni solo in parte interessati dall’area DOC Classico
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DOC

La Storia

Oltre le leggende

La storia di questo vino è ancora tutta da scrivere. E' certo però che il Verdicchio si caratterizza come un autentico marcatore del territorio e del suo tempo, a partire dalle sue leggende, che lo vedono accompagnare i protagonisti della storia, dagli Etruschi fino al re dei Visigoti, Alarico, e a Federico II. Oggi però il Verdicchio ha poco a che vedere con il suo passato, perché il suo percorso è segnato, in tempi recenti, da un cambio di direzione. Dopo gli anni della fillossera, il rilancio avviene per mano di un gruppo di imprenditori intorno agli anni ‘50 del Novecento, quando tornano a scommettere di nuovo sul Verdicchio. Il debutto della bottiglia, dal moderno design ad anfora, ideata dall’architetto Antonio Maiocchi, lo porta poi alla popolarità, con molte imitazioni, anche folkloristiche, della bottiglia stessa. La rivoluzione qualitativa dei consumi negli anni ‘70 (dalla quantità alla qualità, verso il bello e il buono), che ha creato i fenomeni della moda e del design italiani, ha prodotto un nuovo Rinascimento anche nel settore del cibo e del vino, coinvolgendo cosi il Verdicchio. Dagli anni ’80, infatti, inizia un nuovo percorso di qualità , attraverso una progressione sorprendente basata su un equilibrio tra tradizione e tecniche innovative per quanto riguarda la potatura, le rese, i tempi della vendemmia, il lavoro in cantina e le tecniche di vinificazione. Un’opera determinata quanto rigorosa, con un’evoluzione tanto pianificata quanto sbalorditiva per un prodotto che può essere declinato sia come vino fresco ed equilibrato sia nella riserva più corposa e armonica, in grado oggi di conquistare numerosi riconoscimenti nelle principali guide del settore.

Il Vitigno

L’equilibrio dei sensi

Vitigno a bacca bianca tra i più importanti d’Italia, il Verdicchio si distingue per sapidità, mineralità, persistenza aromatica e olfattiva, versatilità e capacità di invecchiamento. Il Verdicchio ha caratteristiche di grande struttura e fragranza, con espressioni al naso di frutta a polpa bianca, agrumi, fiori bianchi e gialli, mandorle, finocchietto e anice. È fresco e sapido, ha un finale lunghissimo con la caratteristica nota di mandorla e una vivida scia minerale. Si abbina con il pesce e i frutti di mare, con le carni bianche, con i formaggi e, per la sua grande versatilità, accompagna la grande cucina dall’aperitivo al dessert. Vino unico, di grande qualità, complessità e capacità di migliorare nel tempo. Nasce in una terra a carattere plurale ed è questo il segreto delle sue infinite sfumature.

I Numeri del Verdicchio

2.0001.5 6101.5 4431.5 1001.5 1241.5 131.6601.5 156.1931.5 37.500.0001.5
scopri i
Dettagli
Superficie coltivata Verdicchio:
2.000 ettari

Vigneti ristrutturati:
610 ettari ristrutturati

Produttori uve:
443

Aziende vinificatrici:
100

Imbottigliatori:
124

Vino DOC certificato:
131.660 ettolitri

Vino DOC imbottigliato:
156.193 ettolitri

Fatturato:
37,5 milioni di euro (52% mercato interno e 48% export)

Export:
Usa (22%), Nord Europa (20%), Germania (17%), Regno Unito (8%) e Cina (6%)
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Numeri

Il Territorio

Tra il mare e le colline

La valle Esina è una sorta di paradosso geografico delle Marche. È la sola che corre parallela alla linea di costa e risente contemporaneamente sia dell’aria fresca delle montagne sia dei venti salmastri dell’Adriatico. Ne deriva un ‘Verdicchio di mare’ che si differenzia dal ‘Verdicchio di montagna’ con il quale si è soliti identificare il Verdicchio di Matelica. Le alture che interessano il ‘Verdicchio di mare’ sono quelle di Cingoli, Apiro, Cupramontana e Arcevia fino ad arrivare alla Valle dell’Esino e del Misa. Questo microclima unico, con prepotenti escursioni termiche, esalta i profumi del vino. La composizione dei terreni, che sono diversi da zona a zona, consente al Verdicchio dei Castelli di Jesi di avere differenti intonazioni qualitative. Suoli calcarei che passano dalle arenarie alle argille con altimetrie mediamente comprese tra 80 e 450 metri fino a raggiungere i 600 metri slm. La forte biodiversità di queste colline offre alla vigna, che si estende per circa 2200 ettari, ambienti del tutto peculiari, lontani dalle monocolture di altre zone viticole più sfruttate. A incrementare questa ricchezza di natura sono intervenuti i viticoltori che negli ultimi anni hanno profondamente rinnovato i vigneti per puntare all’eccellenza assoluta.

I Castelli di Jesi

Tempo e Memoria

Il paesaggio marchigiano è scandito dalle vigne, in alternanza con l’ulivo e il grano. Tutto questo costituisce il terroir del Verdicchio. Protagonisti di queste terre sono i Castelli di Jesi, situati nella zona più antica di produzione del Verdicchio. Apiro, Arcevia, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelplanio, Cingoli, Cupramontana, Maiolati Spontini, Mergo, Monteroberto, Montecarotto, Morro d'Alba, Poggio San Marcello, Rosora, San Paolo di Jesi, San Marcello, Serra de' Conti, Serra San Quirico e Staffolo formano una grande cintura muraria intorno alla città regia: Jesi. Il territorio di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi comprende però anche le aree dei comuni di Barbara, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Ostra, Ostra Vetere e Senigallia.

Le mura dei diversi Castelli di Jesi sono tutte simili fra di loro, con l’obiettivo di difesa dai pericoli, sia dal mare che dai popoli del nord, ma anche dalle lotte fra le grandi famiglie che si spartivano questo territorio dell’Italia. I Castelli di Jesi sono stati conservati con grande cura e contengono chiese e palazzi pregevoli. Inoltre in più della metà degli stessi è presente uno dei famosi teatri marchigiani, piccoli gioielli edificati fra il ‘700 e l’800, una vera Scala in miniatura. Ogni agglomerato aveva il suo contado, ogni Abbazia aveva la sua pertinenza agricola e in ogni dove v’erano, e oggi ancor più vi sono, vigne di Verdicchio. Questo vitigno è infatti sempre stato il marcatore del territorio, sostentamento delle genti, vanto di queste terre. Il Verdicchio nasce infatti nelle terre della Respublica Aesina fondate dell’imperatore Federico II, definito "Stupor mundi et immutator mirabilis”.
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Castelli

Artefici di un successo

Fare squadra. Instaurare sinergie. Puntare in alto. Questa la visione condivisa dai produttori di Verdicchio, accomunati da una grande passione per il vino che affonda le sue radici in un passato di tradizioni e amore per la terra. Il passaggio di consegne da una generazione all’altra ha permesso, da una parte di preservare il passato, dall’altra di creare un dialogo con il presente, ma soprattutto di porlo in ascolto con il futuro. Negli anni la cultura della vite, prima tramandata oralmente, si è arricchita di competenze tecniche fino a diventare sistema. Una comunità strategica, quella del Verdicchio, composta da tante singolarità e identità, in grado però di vivere in armonia con l’ambiente naturale e di fare della propria diversità il segreto del suo successo.
I PRODUTTORI PROTAGONISTI DELLA CAMPAGNA PROMOZIONALE PER IL
50° ANNIVERSARIO DELLA DOC VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI